“Vangelo di Gesù come rivelato al piccolo Giovanni”: era questo un titolo che, insieme ad altri sostanzialmente simili, Maria Valtorta aveva indicato per la sua Opera, della quale si riteneva scrittrice (e della scrittrice aveva tutte le capacità) ma non autrice. Infatti asseriva di scrivere ciò che vedeva e udiva per divina rivelazione.
Si trattava, beninteso, di “rivelazione privata”, che è ammessa dalla dottrina cattolica in subordine alla “rivelazione pubblica”, cui soltanto si è obbligati a credere. Tuttavia, quando Padre Migliorini, direttore spirituale della scrittrice, si mise a diffondere, prima del tempo e all’insaputa di lei che lo disapprovò, parti dell’Opera in fascicoli dattiloscritti, si ebbero le prime opposizioni ecclesiastiche proprio per le espressioni che presentavano l’Opera come rivelata. Perciò si volle poi evitare di dichiararla tale già dal titolo; e nel 1948, mentre a Roma si cercava di costituire un’apposita casa editrice per la sua pubblicazione, fu stampato un opuscolo che dell’Opera riportava l’indice generale e alcune pagine di saggio sotto un titolo cautamente provvisorio: “Parole di vita eterna”.
Fallito il tentativo di creare la casa editrice, l’Opera veniva affidata al tipografo-editore Michele Pisani, dell’Isola del Liri, che nel 1952 firmò un contratto con Maria Valtorta lasciando aperta la questione del titolo. Mentre in tipografia si batteva il testo dell’Opera alla linotype (sistema di composizione meccanica il più moderno per quei tempi), si affacciavano nuove proposte di titoli, l’una meno convincente dell’altra: “La divina tragedia”, “Il dramma divino” e così via.
La composizione tipografica procedeva lentamente a causa di difficoltà di varia natura. Quando il primo volume, composto e corretto in bozze, era pronto per essere stampato, mancava ancora il titolo. Fu allora che un illustre estimatore dell’Opera suggerì di chiamarla “Il poema di Gesù”, e il volume uscì con quel titolo. Dopo breve tempo, però, la casa editrice Pisani si vide arrivare la diffida di un Editore che rivendicava l’esclusiva di quel titolo per averlo messo ad un libro di poesie (un Vangelo in versi). Non si trovò di meglio che modificarlo in parte, e l’Opera si chiamò “Il poema dell’Uomo-Dio”.
La prima edizione dell’Opera, in quattro grossi volumi, non portava alcun nome d’autore, perché Maria Valtorta non voleva essere conosciuta mentre era in vita. Sulla seconda edizione, di dieci volumi, il primo dei quali uscì nell’anno della sua morte, fu messa la dicitura “Scritti di Maria Valtorta” sotto il titolo “Il poema dell’Uomo-Dio”.
La nuova edizione si diffuse per oltre un trentennio, con innumerevoli ristampe dei suoi dieci volumi. Il titolo “Il poema dell’Uomo-Dio” connotava ormai l’Opera valtortiana, che molti, per brevità, chiamavano: “Il Poema”. Ma proprio la parola “poema” aveva creato delle difficoltà quando erano iniziate le traduzioni.
La lingua spagnola dà a quella parola il solo significato di “poesia” e non anche, come nella lingua italiana, il significato di “cosa mirabile”. Perciò l’edizione spagnola dell’Opera aveva dovuto chiamarsi El Hombre-Dios (L’Uomo-Dio). Lo stesso titolo era stato messo all’edizione tedesca: Der Gottmensch. Solo per l’edizione inglese era stato possibile tradurre per intero il titolo italiano: The Poem of the Man-God.
Subito dopo quella spagnola, però, era venuta l’edizione francese. L’autore della traduzione, Félix Sauvage, aveva offerto il suo lavoro all’editore Emilio Pisani, figlio di Michele, a patto che lo pubblicasse con un titolo conforme al pensiero di Maria Valtorta. Era nato così (nell’anno 1979) un titolo nuovo, fedele nella sostanza alle indicazioni originarie della Scrittrice, ma più conciso nella forma e di immediata comprensione: L’Evangile tel qu’il m’a été révélé.
Ripreso dall’edizione francese, quel titolo fu messo, nel 1993, anche sull’Opera in lingua italiana. A causa della sua forma personalizzata (L’Evangelo come “mi” è stato rivelato) era d’obbligo farlo precedere dal nome della Scrittrice, ripristinando la regola di ogni frontespizio di libro: autore, titolo, editore. In tal modo Maria Valtorta si assumeva la paternità del titolo, rimanendone scagionato l’Editore, e figurava come autrice dell’Opera, consentendo all’Editore di aderire, nei limiti del lecito, ad una richiesta che gli era pervenuta per lettera dal Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana.
Più tardi, anche la nuova edizione spagnola ha lasciato il titolo El Hombre-Dios per chiamarsi El Evangelio como me ha sido revelado. Finalmente, tutte le traduzioni dell’Opera valtortiana avrebbero potuto avere lo stesso titolo dell’edizione originale italiana.





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